Quest’estate ho deciso di tornare in Abruzzo, una terra che per me non è solo una regione d’Italia, ma un pezzo della mia storia. Mio nonno era di Miglianico, un piccolo paese tra le colline, e anche se ci ero già stata da adolescente, questo viaggio è stato diverso: è stato un ritorno consapevole, carico di curiosità e voglia di guardare davvero tutto con occhi nuovi.
🌊 Il mare di casa: Francavilla e Pescara
Sono partita dal mare, e Francavilla al Mare è stato il mio punto di partenza. Non ci sono i famosi trabocchi qui – quelli li trovi più giù, sulla costa dei trabocchi appunto – ma c’è un’atmosfera tranquilla, rilassata, da vacanza autentica. Le giornate scorrevano lente tra spiagge dorate, ombrelloni colorati e il rumore ipnotico delle onde. Mi svegliavo presto, prendevo un caffè al bar sul lungomare e mi godevo il silenzio prima che tutto prendesse vita.
Poi ho fatto tappa a Pescara. È una città che pulsa di energia, piena di locali, ristoranti e viali animati, ma ha anche angoli più tranquilli, come la pineta Dannunziana o il lungofiume. Mi ha colpito quel contrasto tra moderno e tradizione, tra il caos vivace e certi scorci inaspettatamente quieti. Ho camminato molto, fotografato ancora di più, e assaggiato tutto quello che potevo. Spoiler: gli arrosticini a Pescara sanno di casa.
🏘️ Miglianico: le radici
Ma il momento più intenso è stato tornare a Miglianico. È un piccolo borgo tra le colline abruzzesi, circondato da uliveti e vigneti, dove il tempo sembra scorrere più lento. Non è un posto da cartolina turistica, ma per me è speciale. Camminare per le strade dove forse anche mio nonno aveva corso da bambino, guardare le case in pietra, le porte con la vernice scrostata, i balconi pieni di fiori… è stato come aprire un vecchio album di famiglia e scoprire pezzi di me che non conoscevo.
La gente ti saluta, si ferma a parlare. C’è un senso di comunità autentico, che oggi si fa fatica a trovare. Ho pensato spesso a come doveva essere la vita qui un tempo, e mi sono chiesta cosa avrebbe detto mio nonno se mi avesse vista lì, con la macchina fotografica in mano e lo sguardo pieno di meraviglia.
🍷 Sapori e semplicità
Ogni pasto è stato un piccolo rito. I prodotti sono semplici ma genuini: pane fatto in casa, formaggi locali, vino Montepulciano d’Abruzzo bevuto al tramonto con vista sulle colline. E poi, ovviamente, gli arrosticini – li nomino due volte perché li ho mangiati almeno cinque! – e la pasta alla chitarra con il ragù, intensa, ricca, fatta con amore.
🌄 Ortona: una finestra sul mare
Prima di ripartire, ho fatto un salto a Ortona. È un borgo affacciato sul mare con un castello aragonese che sembra guardare l’Adriatico da secoli. Camminare lungo il belvedere con il vento in faccia e il blu del mare a perdita d’occhio è stato uno di quei momenti che ti restano dentro. Silenzio, luce, e la sensazione di essere nel posto giusto, nel momento giusto.
Un viaggio dentro e fuori di me
Tornare in Abruzzo è stato come aprire una porta rimasta chiusa per troppo tempo. Ho trovato una terra generosa, sincera, fatta di bellezza semplice e di storie che non chiedono altro che essere ascoltate. È stato un viaggio fuori dai circuiti turistici classici, ma forse proprio per questo ancora più autentico.
Ci tornerò, ne sono certa. Perché in Abruzzo non si va solo per vedere qualcosa di bello. Ci si va per sentirsi parte di qualcosa.


































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