Tè che portano lontano: un viaggio in tazza attorno al mondo

C’è qualcosa di magico nel gesto di versare il tè. È un rito antico, che attraversa confini, culture e generazioni, trasformando una semplice bevanda in un linguaggio universale. Ogni paese ha il suo modo di celebrarlo, il suo profumo, il suo rituale. In questo viaggio in tazza partiamo dal Giappone e ci spostiamo verso l’India, la Cina, l’America del Sud e il Nord Africa, scoprendo tè — e infusi — che sanno trasportarci lontano, anche restando seduti a casa.


Giappone – Il matcha, poesia in polvere

Ho scoperto il matcha qualche anno fa, durante un evento in una piccola libreria di Milano. Un maestro cerimoniere, vestito in kimono tradizionale, preparava il tè seguendo i gesti lenti e precisi della cerimonia del chanoyu (茶の湯). Quando, alla fine, il matcha è stato offerto a tutti gli ospiti, ho potuto assaggiarlo: denso, vellutato, con un retrogusto vegetale e leggermente amaro.

Dietro questa polvere verde si nasconde una storia millenaria. Il matcha nacque in Cina, durante la dinastia Tang, ma trovò la sua vera casa in Giappone, dove venne portato dai monaci buddisti nel XII secolo. Usato inizialmente per sostenere la meditazione, divenne poi il cuore della cerimonia del tè, un rituale che incarna i principi zen di armonia, rispetto, purezza e tranquillità.


India – Il Darjeeling, il profumo dell’Himalaya

Dal Giappone ci spostiamo in India, tra le colline nebbiose del Bengala Occidentale. Il Darjeeling è spesso chiamato “lo champagne dei tè” per il suo aroma floreale e il sapore raffinato. Cresce a più di duemila metri d’altitudine, dove l’aria è sottile e fresca, e le piantagioni si arrampicano sui pendii come giardini sospesi.

La coltivazione del tè in India iniziò nel XIX secolo, quando gli inglesi importarono le piante dalla Cina per sfuggire al monopolio orientale. Da allora, Darjeeling è diventato sinonimo di eleganza, con le sue note muschiate e fruttate, amatissimo in Europa.


Cina – L’arte sottile degli Oolong

In Cina, il tè è filosofia. Gli Oolong, a metà strada tra tè verde e tè nero, rappresentano perfettamente questa armonia di opposti. La loro lavorazione complessa — ossidazione parziale, arrotolamento, tostatura — dà vita a un ventaglio di aromi che spaziano dal fiore bianco al miele tostato.

Gli Oolong nascono nel Fujian nel XVII secolo e sono tuttora legati alla gongfu cha, la cerimonia cinese del tè, che valorizza il gesto lento e consapevole del versare. Degustare un Oolong è come meditare: richiede tempo, attenzione, pazienza. In ogni infusione cambia, si evolve, si rivela. In una tazza di Oolong c’è il respiro delle montagne e la lentezza che solo la cultura del tè cinese sa insegnare.


Sud America – Il mate de coca, energia andina

Sulle Ande, il tè prende un altro nome: mate de coca. Preparato con le foglie di coca — pianta sacra per i popoli indigeni — non ha nulla a che vedere con la sostanza che in Occidente porta lo stesso nome. È un infuso dal gusto erbaceo e delicato, usato da secoli per alleviare la fatica e contrastare gli effetti dell’altitudine.

Nelle culture quechua e aymara, la coca è simbolo di rispetto per la Pachamama, la Madre Terra. Offrire una tazza di mate de coca è un gesto di accoglienza e di equilibrio con la natura. In un mercato di Cuzco o sulle rive del lago Titicaca, si beve lentamente, scaldando le mani sulla tazza e lasciando che l’aroma delle foglie si mescoli all’aria sottile delle Ande.


Medio Oriente – Il karkadé, il rosso che rinfresca

Nel cuore del Medio Oriente, tra mercati profumati di spezie e tappeti colorati, spunta un bicchiere rubino di karkadé, l’infuso di fiori di ibisco. Fresco, acidulo, dissetante, è amato in Egitto, in Sudan, ma anche oltre i confini del deserto.

Il karkadé ha origini antiche: si ritiene che già i faraoni ne apprezzassero il colore intenso e le proprietà rinfrescanti. Oggi è ancora bevuto in ogni occasione, dalle cerimonie alle occasioni informali, simbolo di ospitalità e vitalità. Si serve freddo o caldo e ha molteplici effetti benefici.


Marocco – Il tè alla menta, danza dell’accoglienza

In Marocco, il tè è più di una bevanda: è un rito sociale, un linguaggio dell’accoglienza. Il tè alla menta — preparato con tè verde cinese, foglie fresche di menta nana e molto zucchero — accompagna ogni incontro, da una riunione d’affari a una visita improvvisata.

La sua preparazione è un piccolo spettacolo: il tè viene versato da grande altezza in bicchieri decorati, creando una sottile schiuma in superficie. Questa tradizione risale intorno al XIX secolo, quando i commerci con l’Inghilterra portarono il tè cinese in Nord Africa, dove si fuse con la menta locale dando vita a un nuovo simbolo di ospitalità. Il primo sorso è dolce e profumato, e porta con sé tutto il calore del Maghreb.


Un mondo in infusione

Dalla polvere verde del matcha al rosso brillante del karkadé, ogni tè racconta una storia, una cultura, un modo diverso di stare al mondo. Cambiano i profumi, i colori, i rituali — ma il gesto rimane lo stesso: una pausa, un respiro, un momento di connessione. In fondo, il tè non è solo una bevanda. È un viaggio. E ogni sorso può portarci lontano, anche solo per il tempo di una tazza fumante.

Elisa

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sono Elisa

Viaggio con il cuore e la macchina fotografica sempre pronti, alla scoperta di luoghi, storie e sapori che mi emozionano. Eli goes around è il mio spazio personale, nato per condividere esperienze autentiche, itinerari curiosi, e riflessioni in cammino.

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