Non sono mai stata un’amante dei luoghi abbandonati. C’è qualcosa nella loro atmosfera sospesa, nei muri scrostati, nell’aria polverosa, che mi trasmette un senso di inquietudine difficile da ignorare. Ricordo ancora quando, anni fa, visitai Consonno: un luogo che affascina molti, ma che per me fu quasi respingente, tanto da dover andar via in fretta.
Eppure – paradossalmente – amo quando quegli stessi spazi vengono rigenerati attraverso l’arte. Quando un edificio dimenticato si apre di nuovo, anche solo per poco, e accoglie installazioni, performance, laboratori o mostre temporanee. È come se l’arte avesse il potere di riaccendere la memoria di quei luoghi, restituendo loro dignità e nuove possibilità.
A tal proposito, oggi vorrei parlarvi di due realtà, una che inaugurerà tra qualche mese, e un’altra che ridarà vita, anche se temporaneamente, a degli spazi che erano stati finora inaccessibili.
1) Museo Sant’Orsola – Firenze
L’ex convento di Sant’Orsola, rimasto chiuso per oltre quarant’anni nel cuore di Firenze, sta vivendo una rinascita importante. Il complesso — un tempo monastero, poi manifattura, poi centro di accoglienza e infine edificio in rovina — sarà trasformato in un nuovo museo e centro culturale, con apertura ufficiale prevista verso la fine del 2026.
Nei mesi scorsi, il cantiere ha ospitato diverse aperture straordinarie e alcune mostre temporanee, ma ad oggi non sono in corso esposizioni attive, e non sono per ora previste nuove iniziative prima dell’inaugurazione.
La rinascita di Sant’Orsola sarà guidata dalla Fondazione Artea Storia, ente senza scopo di lucro creato dalla società francese Artea, che gestirà il complesso per i prossimi cinquant’anni. L’ex convento diventerà un polo multifunzionale radicato nel contesto fiorentino, con spazi dedicati ad arte, artigianato, formazione e socialità. Il progetto prevede infatti una scuola superiore, aree espositive, atelier d’artista, botteghe, una ludoteca, caffè, ristorazione e tre cortili pubblici: un modello innovativo di rigenerazione pensato per restituire a Sant’Orsola una nuova vita comunitaria.
2) Alcova – Milano
Alcova è, ormai, uno degli eventi più attesi della Milano Design Week. Ogni anno sceglie luoghi dismessi o inaccessibili della città e li apre al pubblico per pochi giorni, ospitando installazioni, performance e progetti di ricerca.
L’edizione 2026 manterrà questo spirito: gli organizzatori hanno annunciato nuove location, tra cui due spazi inediti all’interno dell’ex Ospedale Militare di Baggio. Qui si apriranno aree finora off-limits — dalla chiesa con l’ex canonica all’archivio storico — invitando il pubblico a immergersi nella memoria stratificata del luogo. Nel tempo, questo sito è diventato un ecosistema in continua evoluzione, dove architettura e natura si intrecciano fino a confondere i confini tra ciò che è costruito e ciò che cresce spontaneamente, rendendo ogni percorso espositivo un’esperienza irripetibile.
Altri esempi in Italia di spazi riconvertiti
Se allarghiamo lo sguardo oltre questi due esempi, in Italia esistono molti edifici un tempo abbandonati che oggi ospitano musei o centri culturali permanenti, riconvertendo spazi dimenticati o ex fabbriche in poli attivi di cultura e arte contemporanea. Tra questi:
- Fondazione Prada – Milano: un’ex distilleria trasformata in polo di arte contemporanea e design.
- Officine Grandi Riparazioni – Torino: dalle officine ferroviarie abbandonate a hub per arte, musica e tecnologia.
- M9 – Museo del ’900, Mestre: un progetto di rigenerazione urbana che ha trasformato ex edifici militari e spazi dismessi in un distretto culturale e tecnologico.
- Ex Mattatoio / MACRO Testaccio – Roma: un grande complesso industriale riconvertito in museo d’arte contemporanea.
In conclusione
L’arte che nasce nei luoghi abbandonati ha una forza particolare: riaccende ciò che sembrava spento, dà voce a spazi che erano rimasti muti per decenni, li rende nuovamente fruibili. Trovo straordinario quando la creatività riesce a trasformarli, anche solo temporaneamente, in qualcosa di vivo.
Quando l’arte incontra questi spazi, non li decora semplicemente: li riscrive, offrendo alla città e ai visitatori un’occasione di nuova memoria, dialogo e immaginazione.
Elisa
























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