Ci sono momenti della vita in cui sentiamo che la strada che stiamo percorrendo non ci appartiene più. Magari è un lavoro che ormai ci spegne, una relazione che non ci fa crescere, o una versione di noi che ci sta stretta. Eppure, nonostante la consapevolezza, restiamo lì. Fermi. Ancorati a ciò che conosciamo.
Io stessa, più volte, mi sono trovata davanti a questo bivio: da una parte la paura dell’ignoto — quel salto nel vuoto che sembra sempre troppo rischioso — dall’altra la solita, calda comfort zone in cui crogiolarsi un po’ troppo facilmente.
Perché è così difficile lasciare ciò che ci è familiare?
Col tempo ho capito che non è solo questione di coraggio. È qualcosa di molto più profondo.
La nostra mente fa il suo mestiere: ci protegge. Preferisce muoversi in territori conosciuti, anche quando quei territori non ci fanno più bene. Le abitudini hanno un effetto calmante, quasi anestetizzante. Restare dove siamo ci dà l’illusione di avere tutto sotto controllo.
Cosa perdiamo restando sempre dove ci sentiamo al sicuro
Restare sulla “strada sicura” alla lunga ci fa sentire un po’ spenti, come se fossimo sempre in modalità pilota automatico.
Me ne accorgo quando smetto di sorprendermi, quando le giornate iniziano ad assomigliarsi troppo, quando quella curiosità che di solito mi accompagna fa un passo indietro.
La sicurezza è comoda, certo, ma a volte rischia di appiattirci come una maglietta dimenticata troppo a lungo sotto una pila di vestiti.
Iniziare dai piccoli passi
Non sono il tipo da “mollo tutto e cambio vita in 24 ore”. Sebbene uno dei miei libri preferiti dell’adolescenza fosse Il fu Mattia Pascal. Ma chi non ha mai sognato di scappare da ragazzo?
Oggi, preferisco saggiamente procedere per piccoli step: un’abitudine nuova, un timido sì, provare a fare sentire la mia voce qualche volta in più.
Recentemente sono riuscita a superare una cosa che mi bloccava. A molti sembrerà una sciocchezza, una banalità, eppure io ne avevo il terrore. Circa un anno fa ho tolto due denti del giudizio e ne ero rimasta un po’ traumatizzata. Al punto che ho rimandato la pulizia dei denti di routine per mesi, inventando sempre una scusa nuova.
Poi, una mattina, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che non potevo continuare a tirarla lunga. È una cosa fastidiosa, certo, ma necessaria.
Così ho respirato, mi sono fatta coraggio e sono andata.
E no, non è stato eroico. Ma è stato un passo. E in futuro, ce ne saranno molti altri da fare.
La paura c’è, e va bene così
Ogni volta che ho scelto una strada nuova — o affrontato una paura — l’ho fatto sempre con qualche timore.
Ma ogni volta il cambiamento mi ha costretta a crescere, a reinventarmi, a incontrare parti di me che non avrei mai conosciuto se fossi rimasta ferma.
Per chi volesse approfondire
Se questo argomento vi incuriosisce, ecco alcuni consigli di visione e lettura sul tema:
Libri consigliati:
- Il coraggio di essere vulnerabili di Alessandro Antonietti e Sara Spaggiari — un testo che esplora con delicatezza cosa significa mostrarsi per ciò che si è, accettare la propria fragilità e trasformarla in uno spazio di crescita.
- Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson — una piccola favola moderna che, con ironia, mostra come affrontare il cambiamento senza esserne travolti.
Film consigliati:
- Into the Wild — una storia che parla di libertà, ricerca interiore e il prezzo (a volte alto) di abbandonare tutto.
- La vita segreta di Walter Mitty — un racconto poetico su come il coraggio di uscire dalla routine possa trasformare completamente la nostra esistenza.
In conclusione
A volte lasciare la strada sicura non significa per forza buttarsi nel vuoto, ma semplicemente fare una piccola deviazione. In fondo, basta poco per cambiare l’orizzonte.
Anche se può essere un processo faticoso, dobbiamo ricordarci che ogni volta che scegliamo di compiere un passo verso l’ignoto, scegliamo noi stessi. Ed è, forse, la forma più concreta di libertà.
Elisa
























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