Perché scegliamo una meta invece che un’altra? Il viaggio inizia prima della partenza

L’altro giorno stavo guardando su Booking le prenotazioni dei miei prossimi viaggi. Non che io sia particolarmente maniaca del controllo, ma talvolta sono un po’ sbadata perciò ho bisogno periodicamente di fare un check per vedere se ho segnato correttamente le date volute (se sono esatte, che l’anno sia quello giusto) o se ho prenotato per due pur essendo da sola (o viceversa). Finora, tuttavia, non mi è mai capitato di sbagliare, però è a quel punto che mi è sorta una domanda.

In base a cosa scegliamo la nostra prossima meta?

Ci sono periodi in cui sento un richiamo irresistibile verso la calma: allora sogno spiagge deserte, borghi minuscoli, silenzi rigeneranti. Altre volte invece ho bisogno di movimento, di luci, di un po’ di caos — ma quello bello, quello che ti ricorda che il mondo è grande e pieno di vita. E mi trovo attratta da città che non dormono mai, nemmeno quando io vorrei farlo.

Quando un luogo ci chiama (e non si sa perché)

Poi c’è l’inconscio, quello che non controlliamo: un’immagine vista per caso, una frase ascoltata, la scena di un film che ci resta addosso. All’improvviso una meta si infila nella testa senza bussare e inizia a occupare spazio. E noi, ovviamente, facciamo finta di niente… finché ci ritroviamo su Google a cercare “voli low cost nome destinazione”.

E certo, ci piace crederci creature libere e impermeabili alle influenze. Ma la verità è che i media hanno più potere di un ipnotista esperto. Basta una foto di un tramonto perfetto, con qualcuno seduto su una roccia in posizione zen — e puff, desideriamo essere lì anche noi. Non è colpa nostra. È che siamo umani e facilmente suggestionabili… e va benissimo così.

Le meravigliose (dis)avventure dei viaggi di gruppo

E poi ci sono loro: i viaggi di gruppo. Quelli in cui la scelta della meta smette di essere un processo intimo e diventa una trattativa internazionale. All’inizio sono tutti entusiasti, tutti aperti a tutto… salvo poi trasformarsi magicamente in persone con opinioni fortissime.

C’è quello che vuole il mare, quello che “io il mare no”, quello che propone mete che sembrano uscite da National Geographic, e quello che vorrebbe andare dove va “la gente normale”. E così nasce il famigerato sondaggio nella chat: dieci opzioni, venti voti, nessuna conclusione. La democrazia, in queste situazioni, non funziona mai davvero: alla fine decide un algoritmo misterioso fatto di chi risponde per primo, chi risponde troppo, e chi non risponde affatto ma poi pretende di avere voce in capitolo.

Eppure — nonostante diplomazie, compromessi e tentativi di mantenere la pace nel gruppo — spesso la meta scelta insieme diventa una delle più memorabili. Forse perché, prima ancora di partire, abbiamo già vissuto una piccola avventura.

Quando viaggiare significa anche guardarsi intorno (e non solo dentro)

C’è poi un’altra cosa che, volenti o nolenti, entra nelle nostre scelte: il mondo là fuori. Non quello da cartolina, ma quello vero, con le sue instabilità, le sue tensioni, i suoi momenti difficili. E capita che una meta che fino a ieri sembrava perfetta, oggi improvvisamente ci faccia esitare.

Essere viaggiatori responsabili, in fondo, significa anche questo: scegliere tenendo conto del contesto, e accettare che alcuni luoghi vadano messi in pausa, almeno per un po’.

La realtà (quella antipatica ma necessaria)

Infine, c’è il capitolo che nessuno vuole affrontare, ma che decide quasi tutto: la logistica. Budget, voli, ferie, distanze. Quante volte abbiamo detto “quest’anno vado lì” e poi abbiamo scelto tutt’altro perché il volo costava quanto un rene? A me è successo più di una volta (Giappone, prima o poi sarai mio). E sì, ho scelto mete molto meno “epiche” perché erano semplicemente più fattibili. Non lo rimpiango: anche i luoghi “facili” sanno sorprendere, se sappiamo coglierne il bello.
Senza andare troppo lontano, l’Italia è piena di cittadine che non si fila quasi nessuno e che invece meritano una visita. Pizzighettone ne è un esempio perfetto, ma potrei citarne molte altre.

In conclusione

Ogni meta che scegliamo racconta qualcosa di quello che siamo in quel momento: i nostri desideri, i nostri limiti, le nostre curiosità e necessità. È per questo che il momento della scelta mi piace quasi quanto il viaggio stesso: perché lì, tra una ricerca e l’altra, tra un “troppo caro” e un “troppo lontano”, mi accorgo sempre che sto imparando qualcosa su di me.

Elisa

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sono Elisa

Viaggio con il cuore e la macchina fotografica sempre pronti, alla scoperta di luoghi, storie e sapori che mi emozionano. Eli goes around è il mio spazio personale, nato per condividere esperienze autentiche, itinerari curiosi, e riflessioni in cammino.

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