L’altro giorno mi è comparso su Instagram un reel di Alex, un gatto bengala che accompagna i suoi proprietari in escursioni tra montagne, laghi e città. Nel video si godeva un bel giro in gondola a Venezia — esperienza che io, per dire, non sono ancora riuscita a fare. Ho rosicato affettuosamente nel vedere un gatto battermi sul tempo.
Siamo abituati a pensare al viaggio come a qualcosa di profondamente umano: si parte per scoprire luoghi nuovi, per staccare dalla routine, per cercare esperienze diverse. Eppure, sempre più spesso, nelle fotografie che scorrono sui social accanto a panorami mozzafiato e sentieri di montagna compare anche un muso curioso, una coda scodinzolante o, nel caso di Alex, due brillanti occhi da felino che osservano il mondo.
Alex però non è certo un caso isolato.
Tra gli animali viaggiatori più famosi del web c’è Nala, la gatta che ha accompagnato il suo proprietario in lunghi viaggi in bicicletta attraverso diversi Paesi. Le immagini di questa piccola viaggiatrice sistemata sul portapacchi intenta a osservare il paesaggio hanno conquistato migliaia di persone.
Nel mondo dei cani è impossibile non citare Aspen the Mountain Pup, un golden retriever diventato celebre per le sue avventure tra montagne, laghi e campeggi, oppure Loki the Wolfdog. Con il suo aspetto a metà tra cane e lupo, Loki è diventato il simbolo dell’avventura outdoor condivisa con il proprio animale.
Ma la cosa interessante è che questo fenomeno non riguarda solo cani e gatti.
Vi ricordate di Biddy the Hedgehog? Un riccio domestico protagonista di fotografie scattate in luoghi suggestivi. Qualche anno fa era diventato molto popolare su Instagram. Le sue immagini sono state tra le prime a dimostrare come anche un animale decisamente insolito potesse diventare una piccola celebrità del web.
E come dimenticare Hamlet the Piggy, un tenero maialino che ha viaggiato con i suoi proprietari partecipando a eventi, vacanze e momenti di vita quotidiana raccontati sui social? Un esempio che dimostra quanto il concetto stesso di “animale da compagnia” sia diventato più ampio e variegato rispetto al passato.
Naturalmente bisogna ricordare che non tutti gli animali amano viaggiare. Quello che vediamo sui social è spesso il risultato di un lungo percorso di adattamento, attenzione e rispetto per il carattere dell’animale. Ciò che funziona per un cane abituato alle escursioni o per un gatto cresciuto fin da piccolo all’aria aperta potrebbe non essere adatto ad altri.
Da qui nasce anche una questione etica: per alcuni si tratta di una forma di condivisione, per altri di una possibile forma di sfruttamento.
Ma perché, allora, sono diventati tanto seguiti?
Forse perché, in un’epoca in cui condividiamo ogni esperienza sui social, questi animali ci offrono uno sguardo diverso sul viaggio. Non sanno cosa sia una meta da sogno, non conoscono le classifiche delle destinazioni più visitate e non si preoccupano di ottenere like.
Forse il loro fascino sta proprio qui: nel modo in cui sembrano vivere il mondo senza sovrastrutture, riportandolo a qualcosa di immediato e istintivo. E a volte, mentre li guardiamo, ci accorgiamo che quella semplicità ci manca più di quanto pensiamo.
Elisa
























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