Ultimamente sono stata un po’ assente qui sul blog, non perché manchino gli argomenti, ma perché ogni tanto è necessario rallentare e rimettere in ordine le idee. Il gran caldo di questi giorni poi mi sta mettendo k.o., e mentre scrivo questo post spero che un bel temporale si abbatta sopra di noi (ma senza grandine, così non fa danni).
Oggi vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho fatto nel corso degli anni sul perché viaggiamo, e sul motivo per cui alcuni di noi ne sentono il bisogno quasi come fosse una necessità primaria, al pari di bere e mangiare, per stare bene.
Anni fa, durante un viaggio di gruppo, ho conosciuto la mia amica Silvia. Una delle prime cose che ho scoperto di lei è che usa viaggiare come una sorta di antidepressivo. Se è in movimento non si rattrista. Ogni anno quindi, durante i periodi festivi o in occasione del suo compleanno, si prenota un bel tour da qualche parte in Italia o in Europa. Mi dice sempre che nei giorni di festa la gente si sente più triste, più sola. Non so se esistano statistiche in merito — ammetto che non ho controllato — ma siccome fa un lavoro che la porta a essere a contatto con molte persone ogni giorno, tendo a fidarmi.
Anch’io ho provato qualcosa di simile per la prima volta l’anno scorso, proprio il giorno del mio compleanno. La festa è stata un mezzo flop: non sono riuscita a procurarmi la torta in tempo e non ero affatto dell’umore giusto. La verità è che i compleanni, un po’ come le lancette dell’orologio, segnano lo scorrere del tempo: ti ritrovi inevitabilmente a fare un bilancio della tua vita, delle cose che hai realizzato e di quelle che ancora no. E se non sei pienamente soddisfatto, alla fine ti resta quel nodo alla gola difficile da sciogliere.
Non so se il metodo di Silvia funzionerà anche per me, che finora ho viaggiato più per desiderio di esplorare che per evitare crisi esistenziali, ma sono fiduciosa. A luglio compirò 36 anni e, per scongiurare un altro compleanno col magone (sì, sono del Cancro… e questo non aiuta), ho deciso di regalarmi un weekend fuori porta. Niente di impegnativo, solo tre giorni, in attesa di quelle che saranno le vacanze vere e proprie. Non vi spoilero dove: tanto lo racconterò qui quando sarà.
A proposito del potere terapeutico dei viaggi, qualche giorno fa ho letto una notizia che mi ha davvero commossa: una donna malata di Sla è riuscita a realizzare il suo sogno di visitare l’isola d’Elba grazie all’aiuto di amici e volontari. Vi lascio qui il link, così potete leggere le sue parole e capire quanto quell’esperienza sia stata speciale per lei. Sono cose che fanno bene al cuore.
In conclusione, che sia per ritrovare l’equilibrio, per far avverare un sogno o per la semplice curiosità di esplorare, il mio consiglio è questo: viaggiate. Viaggiate quando e quanto potete. Imparerete a conoscere meglio voi stessi, risanando forse anche le ferite dell’anima e portando a casa ricordi indelebili.
Viaggiate per rifiorire.
Guardo fuori dalla finestra: è arrivato il temporale.
Elisa
























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