Trovo che il concetto di rifugio sia qualcosa di profondamente personale, destinato a cambiare insieme a noi nel corso del tempo.
Da piccola ero solita raccogliere coperte e teli di ogni sorta e sistemarli, con qualche accorgimento di fortuna, tra mensole e sedie, fino a creare delle piccole tende in cui rifugiarmi. Eppure, oggi, se provassi a mettere insieme un simile accrocco, dubito che riuscirei a ritrovare lo stesso senso di conforto e protezione dal mondo esterno.
Questo perché crescendo la mia idea di rifugio è cambiata. Oggi il suo significato è diventato più astratto e non è necessariamente legato a un luogo fisico: può assumere forme diverse, dal piacere di fare qualcosa alle esperienze sensoriali capaci di riportarci indietro nel tempo.
Complici le giornate più fredde e la crescente voglia di rimanere sotto le coperte, ho deciso di esplorare questo tema e provare a capire che cosa si nasconda dietro il nostro bisogno di trovare riparo. Che cosa ci fa sentire al sicuro? E dove andiamo, quando abbiamo bisogno di sentirci protetti?
La casa dentro la casa
Il filosofo Gaston Bachelard, nel suo libro La poetica dello spazio (1957), riflette sul legame tra gli ambienti che abitiamo, l’immaginazione e la memoria. La casa non è soltanto un luogo fisico, ma uno spazio che custodisce esperienze, sogni e immagini intime. Anche gli angoli più piccoli possono acquistare un significato particolare, diventando luoghi in cui raccogliersi e lasciare libera l’immaginazione.
Forse è questo che rendeva speciali quelle tende improvvisate: non erano semplicemente coperte appoggiate sui mobili, ma piccoli mondi da abitare secondo regole proprie.
Le forme dei rifugi
Un rifugio può essere uno spazio confortevole in cui ritrovare la propria dimensione, ma anche una persona con cui sentirsi liberi di essere vulnerabili o un momento da dedicare a sé, magari immergendosi in una buona lettura.
Può essere il profumo di un dolce che ci ricorda l’infanzia, una canzone legata a un’estate lontana o il sapore di qualcosa che preparava una persona cara. Piccole esperienze sensoriali capaci di riportarci a momenti della nostra vita e restituirci, anche solo per un istante, una sensazione di familiarità.
Di recente ho riscoperto il piacere di disegnare. Vuoi per il poco tempo, vuoi per la poca ispirazione, avevo completamente abbandonato matita e colori ormai da molti mesi. Mi sono resa presto conto di quanto mi fosse mancato: quando disegno entro in un mondo tutto mio e mi sento di nuovo la bambina che costruiva quelle tende di fortuna.


Qualche pagina del mio taccuino.
Le vostre «tende»
E tu, se dovessi pensare al tuo rifugio, quale immagine ti verrebbe in mente? Un luogo in cui tornare, una canzone da ascoltare, un odore familiare o una piccola abitudine che ti restituisce un senso di casa?
Sono curiosa di conoscere le vostre «tende».
Elisa
























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